Le CBDC potrebbero soppiantare le criptovalute private?
Si parla con sempre maggior frequenza delle CBDC, acronimo di Central Bank Digital Currency. Ovvero delle criptovalute emanate e controllate dalle banche centrali dei vari Paesi interessati, che al momento sono più di 90, di ogni parte del mondo.
Perché se ne parla tanto? Uno dei principali motivi è da ravvisare nel fatto che proprio una di esse, lo yuan digitale, potrebbe andare a mettere in crisi il dominio monetario degli Stati Uniti. Tra quelli che stanno emergendo con forza ce n’è però un altro di non poco conto.
Vediamo quale.
CBDC: cosa sono
Per CBDC si intendono le valute virtuali controllate dalle banche centrali. Si tratta cioè di criptovalute non private, come nel caso di Bitcoin e Altcoin, bensì pubbliche.
Da tale punto di vista segnano quindi una prima significativa differenza con le basi programmatiche su cui BTC, Ethereum e altri token hanno fondato la propria fortuna.
Come dovrebbe essere ormai noto, infatti, il presupposto ideologico su cui si fondano gli asset digitali è la decentralizzazione. Il denaro elettronico non dovrebbe cioè essere controllato da un ente centrale. Proprio questo presupposto, però, rischia di rivelarsi il vero tallone d’Achille delle criptovalute.
Una infinita serie di crolli
Nel corso dell’ultimo anno il settore crypto è andato incontro ad una lunga serie di crolli. Il più clamoroso dei quali è quello di Terra (LUNA), la stablecoin che aveva fatto sognare molti investitori. Proprio la vicenda in questione rischia di rivelarsi disastrosa per l’intero settore, alla luce dei comportamenti di Do Kwon, il suo fondatore.
L’uomo d’affari sudcoreano è infatti ora in fuga, dopo che l’Interpol ha spiccato un bando di cattura nei suoi confronti. Una situazione la quale potrebbe avvantaggiare proprio le CBDC. Agli occhi dei consumatori, infatti, le criptovalute sotto controllo statale possono offrire una garanzia aggiuntiva rispetto a quelle private: non possono fallire.
CBDC: il rapporto di SNB e Cipherium
Proprio di recente è stato pubblicato uno studio congiunto, ad opera di SNB e Cipherium, sulle CBDC. Il rapporto avanza in particolare l’ipotesi che le criptovalute controllate dalle banche centrali siano in grado di rivelarsi uno strumento ottimale per stabilizzare l’innovazione finanziaria.
All’interno del documento hanno destato notevole interesse le dichiarazioni rilasciate da Francois Villeroy de Galhau, il governatore della Banque de France. Secondo lui, infatti, le CBDC non sarebbero una sorta di Grande Fratello, come sostenuto dai loro detrattori.
Inoltre, potrebbero rendere molto più sostenibile la DeFi (Decentralized Finance), considerato il grande affare del futuro. Si tratta di una tesi che sembra condivisa da molti e la quale potrebbe fornire ulteriore carburante per il successo delle CDBC.
Le CBDC potrebbero vincere la sfida contro le criptovalute private?
L’accusa mossa contro le CBDC è ormai nota: rappresenterebbero uno strumento di controllo da parte dello Stato. Un’accusa abbastanza bislacca, alla luce del fatto che anche un semplice conto corrente bancario può essere facilmente controllato.
Sull’altro lato della bilancia, però, le CBDC possono mettere una sicurezza assoluta, quella di non poter fallire, proprio perché controllate a livello statale. Lasciarle crollare screditerebbe tutti gli strumenti finanziari del Paese interessato. Ove lo stesso si rivolgesse ai mercati per finanziarsi, verrebbe respinto dagli investitori, a meno di non alzare sensibilmente i rendimenti offerti. Una differenza che suona ancora più decisiva in un momento in cui si parla di possibile crac di molti progetti crypto, sulla falsariga di Terra.
Lo yuan digitale è prossimo allo sbarco
Mentre si continua a parlare di CBDC su un piano teorico, sta però per scoccare l’ora di quella cinese. Una criptovaluta di Stato apertamente temuta negli Stati Uniti, ove molti osservatori la indicano come lo strumento più potente di geopolitica a disposizione di Pechino.
Con il suo debutto, in un momento in cui il dollaro è estromesso dalle contrattazioni di molti Paesi emergenti, potrebbe in effetti essere notevolmente incrinato il potere imperiale del biglietto verde. Per capire meglio le implicazioni dell’evento basterà ricordare il grande interesse nei confronti della CBDC cinese in Corea del Sud.
Lo stesso Biden, nel suo ordine esecutivo sulle criptovalute ha ammesso l’importanza strategica di un dollaro digitale, in risposta allo yuan. Al momento, però, non si hanno notizie in tal senso. Quando arriveranno, potrebbe già essere troppo tardi.
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