Antimonio in Italia: nel Belpaese i più grandi giacimenti d’Europa!
L’antimonio è un metallo raro che troppo spesso viene indicato erroneamente come terra rara. Utilizzato in diversi ambiti industriali (in particolare vetri, ceramiche, composti ignifughi, smalti e vernici), ha notevole valore. Soprattutto per un Paese come il nostro, che non possiede miniere d’oro significative o giacimenti di petrolio di grande rilievo. Nonostante una forte presenza, coi maggiori giacimenti europei disseminati lungo il territorio nazionale, l’antimonio in Italia è infatti oggetto di evidente sottovalutazione. Andiamo a vedere perché.
Antimonio in Italia: produzione attuale, import-export
Secondo Andrea Ketoff, direttore generale di Assomineraria, quando si parla di antimonio in Italia si indica una vera cassaforte piena di ricchezza proveniente dal terreno, però non sfruttata. Il riferimento è soprattutto ai giacimenti di antimonio, secondi a livello mondiale e primi in Europa.
Per capire meglio la questione, al di là del fatto che non si tratti di terre rare, occorre ricordare che l’antimonio è fondamentale per smartphone e pannelli solari. Nonostante ciò non viene sfruttato quello esistente nel nostro Paese, tanto da spingere più di un osservatore a chiedersi il motivo di questa sottovalutazione. Una domanda cui è praticamente impossibile dare una risposta. Soprattutto in un momento in cui questo minerale è insostituibile per la realizzazione di turbine eoliche o celle fotovoltaiche.
Le stime più recenti condotte in Europa indicano in trenta milioni di addetti la forza lavoro dipendente dall’accesso alle materie prime. Un dato che rende ancora più stringente la domanda relativa al mancato sfruttamento dell’antimonio (e del titanio), in un Paese ove i posti di lavoro non abbondano. Andiamo quindi a vedere dove sia presente l’antimonio in Italia, per cercare di precisare meglio i termini della questione.
Giacimento di Antimonio in Toscana
La regione che possiede i maggiori giacimenti di antimonio in Italia è la Toscana. L’epicentro in tal senso è rappresentato da Manciano, un comune dell’hinterland di Grosseto. Ai giacimenti si va peraltro ad aggiungere l’antimonio presente in molti depositi di cinabro, sino ad aver spinto Adroit Resources Inc., azienda canadese specializzata nel settore, ad interessarsi della situazione. Le indagini tese a campionarne il sottosuolo sono state in effetti molto promettenti. Tanto da consigliare la Commissione Europea a domandarsi se l’Italia possa trasformarsi in un importante produttore di antimonio.
La società canadese ha dovuto però battere in ritirata nel 2012, a causa delle proteste da parte dei movimenti ambientalisti. Nel decennio successivo non si è in pratica mossa foglia, nonostante la passione degli italiani per gli smartphone. Dei dispositivi non è possibile fare a meno, con tutta evidenza, della produzione dei materiali ad essi necessaria sì. Un paradosso tutto tricolore destinato a proseguire a lungo.
Giacimento di Antimonio in Sardegna
L’altra regione che vanta una notevole presenza di antimonio in Italia è la Sardegna. In particolare è il giacimento di Su Suergiu ad aver dato lavoro a molte persone della zona, se solo si considera che negli anni ‘30 aveva un migliaio di addetti.
La sua scoperta risale alla metà dell’Ottocento. Già il generale Alberto Lamarmora ne faceva accenno nel suo “Viaggio in Sardegna”, pubblicato nel 1861. Nel suo testo affermava che nei pressi di Armungia era stato individuato un filone più ricco di quello di Ballao, altro giacimento posizionato nella zona. Proprio da qui partì l’80% del necessario per l’industria bellica italiana durante la Prima Guerra Mondiale. Un’importanza quindi rilevante, assunta a partire dal 1880, quando l’antimonio di Sa Suergiu (e altri metalli estratti in loco) era esportato in tutto il mondo.
In particolare, l’industria bellica ha assunto un ruolo centrale nella sua storia. Se la Grande Guerra assorbì completamente l’antimonio prodotto, quella d’Etiopia dette nuovo impulso alla sua produzione. Dopo il secondo conflitto mondiale, però, iniziò la fase declino, conclusosi negli anni ‘80. Ora Sa Suergiu fa parte del Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna, riducendosi a pura testimonianza di un’epoca ormai conclusa.
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